La strategia delle «case a un euro» come volano di sviluppo turistico. Una reale opportunità?

L’IRiLoc Istituto di Ricerca sullo Sviluppo Locale nel 2020 ha avviato un ambizioso progetto di ricerca sul tema del patrimonio immobiliare abitativo in stato di abbandono. Il tema è particolarmente sentito, specie nei piccoli centri della Sicilia, dove i flussi migratori in uscita sono all’origine di gravi fenomeni di spopolamento. 

A fronte di questi processi, sin dal 2004 si sono moltiplicate le iniziative comunali volte al recupero e al riutilizzo del patrimonio immobiliare ormai note come «case ad un euro». Con questa iniziativa spesso le amministrazioni cercano di favorire l’incontro tra domanda e offerta di case da parte di soggetti privati con un triplice beneficio: da parte di chi acquista a “costo zero” di chi vende immobili spesso fatiscenti e fonti di spese, e da parte della comunità in termini di ripopolamento e recupero urbano. 

Dopo il sostanziale fallimento dell’esperienza pionieristica del Comune di Salemi, nel 2004, il modello ispiratore è principalmente quello dell’Amministrazione comunale in funzione di regolazione: assicurando allo stesso tempo il ruolo attivo del Comune nella erogazione dei servizi necessari alla piena fruibilità della casa, nonché le garanzie per un possibile ritorno economico del territorio (attraverso, ad esempio, il ricorso a materiali costruttivi e maestranze locali). 

La ricerca dell’IRiLoc, che si è avvalso della preziosa collaborazione dell’arch. Valentina Fede, si è concentrata sul caso di 19 Comuni siciliani che hanno avviato concrete iniziative in tale direzione, ed esattamente: Regalbuto, Troina, e Nicosia, in provincia di Enna; Itala e Saponara, in provincia di Messina;  Castiglione di Sicilia e Militello in Val di Catania, in provincia di Catania; Augusta in provincia di Siracusa; Delia e Mussomeli, in provincia di Caltanissetta; Racalmuto, Cianciana, Cammarata, Cianciana, Sambuca e Bivona, in provincia di Agrigento; Termini Imerese, Gangi e Petralia Sottana, in provincia di Palermo; Salemi in provincia di Trapani. La Tav. 1 mostra sinteticamente per ciascun Comune lo “stato dell’arte” relativamente alle diverse fasi del processo decisionale, dell’implementazione e dei risultati dell’iniziativa posta in essere. 

Il primo dato che la ricerca ha evidenziato ha riguardato le ragioni che avrebbero condotto gli amministratori locali ad avviare l’iniziativa delle case a un euro. Tutti i casi indagati, infatti, riguardano comuni ricadenti nelle cosiddette «aree interne», ovvero porzioni del territorio siciliano che, rispetto ad altri, soffrono di gravi deficit di collegamento con i centri dedicati sia ai servizi socio-assistenziali e sanitari sia a quelli educativi. E proprio al fine di un tale inquadramento, è stata preliminarmente condotta un’attenta analisi di contesto volta a mostrare le condizioni socio-economiche di partenza dei singoli comuni presi in esame. 

Comune a quasi tutte le 19 realtà locali è anche l’esistenza di diverse visioni dello sviluppo locale da parte delle amministrazioni che hanno avviato l’iniziativa delle case a un euro. Dalle interviste agli osservatori privilegiati (amministratori locali, dirigenti ed altri attori dello sviluppo locale quali i Direttori di Piano dei Gruppi di Azione Locale e delle varie Agenzie di sviluppo) sono emerse motivazioni diverse che si traducono spesso in altrettante diverse “declinazioni” delle iniziative in argomento. Tra le ragioni di questa strategia emergono così aspetti quali la rigenerazione urbana,  il contrasto allo spopolamento delle aree interne, la promozione turistica dei piccoli borghi, i bisogni abitativi per le giovani coppie. L’iniziativa delle case ad un euro diventa dunque una strategia trasversale a diverse politiche pubbliche, dall’ambito sociale a quello del decoro. 

Sotto il profilo dei processi amministrativi, la ricerca ha infatti rivelato che non esiste un univoco modello di riferimento, una consolidata best practice

Al contrario, la fase dell’implementazione è tutt’altro che una operazione meramente tecnica e asettica rispetto alle scelte di policy così come alle visioni dello sviluppo. Prova ne sia la delicatissima questione del partenariato pubblico-privato e le variazioni della formula di governance dell’intero processo. 

Vero è, infine, che le diverse procedure adottate sul piano amministrativo non possono non risentire di questioni annose quali le diverse capacità delle amministrazioni locali sotto il profilo sia degli ostacoli/vincoli normativi e regolamentari (ad esempio, il tema dei piani urbanistici) sia delle debolezze organizzative (competenze, carenze organizzative, attitudini, capacità, etc.). Su questo come su altri spunti di riflessione emersi dalla ricerca l’IRiLoc vuole dare il suo contributo fornendo delle linee prodromiche ad un modello operativo per l’implementazione delle iniziative su base locale. 

L’ultimo punto analizzato dalla ricerca riguarda, infine, i risultati ottenuti dall’iniziativa delle case a un euro dai singoli Comuni. Va preliminarmente precisato a questo proposito che il termine risultato si compone in realtà di due distinti profili: il vero e proprio risultato, diretto, dell’azione intrapresa; e l’impatto che quel risultato può aver prodotto sul contesto complessivo locale (in campo urbanistico, economico, sociale). Mentre è risultato abbastanza agevole ricavare i risultati diretti (quante case vendute, comprate da chi, con quali costi di ristrutturazione, etc.), assai più difficile è stato ricostruire l’impatto dell’iniziativa che riguarda le tante possibili declinazioni dello sviluppo locale (inversione del declino demografico e del disagio abitativo, ripopolamento del Comune, crescita economica, rigenerazione e decoro urbano, attrattività turistica, e così via.). Fedele testimonianza, in tal senso, è la Tavola di sintesi da dove risulta innanzitutto la “giovinezza” dell’iniziativa messa in campo: in quasi tutti i Comuni indagati, il processo decisionale si è concluso tra il 2020 e il 2021, e diversi sono quelli che non hanno ancora completato le procedure dell’avviso pubblico, relativamente o all’offerta o alla domanda di case. Ma non solo. Solo cinque sono i casi di Comuni (Cianciana, Itala, Mussomeli, Gangi e Sambuca di Sicilia) dove l’iniziativa è andata già in porto essendosi quantomeno completata la compravendita di case. Un caso a parte è quello di Petralia dove l’amministrazione comunale, in accordo con l’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), ha utilizzato un finanziamento destinato alla realizzazione di case popolari alla periferia del paese, per acquistare, ristrutturare, e destinare quali case popolari le case abbandonate, presenti in centro storico.

Proprio questi dati sulla evidente rarefazione dei casi di iniziative già concluse o in via di conclusione segnala quanto risulti assolutamente decisivo, al di là dell’effetto “annuncio” del processo decisionale politico, il processo di implementazione. 

L’attività di ricerca dell’IRiLoc proseguirà allargando l’analisi a più casi e continuando nella collezione dei dati in prospettiva comparata. L’obiettivo è quello di individuare soluzioni di policy per il sucesso dell’iniziativa e best practices da adottare nei singoli contesti, nel quadro della mission di ricerca/azione dell’Istituto. 

Tav. 1 Sintesi dei casi (dati al Luglio 2021)